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Schede Serie Animate
MARCO
Dagli Appennini alle Ande
La ricerca di un genitore o delle proprie origini è un tema molto amato dai cartoonist giapponesi, impiegato in diverse produzioni animate degli anni ’70 e ’80. Questa volta lo spunto per un adattamento televisivo è offerto dall’italianissimo romanzo, “Cuore” di Edmondo de Amicis, discusso vanto della nostra letteratura per fanciulli, datato 1886. Con “Marco” viene preso in esame uno dei racconti mensili più noti del libro base, quello del mese di maggio: “Dagli Appennini alle Ande”, che, insieme agli altri, forma una sorta di romanzo nel romanzo. Struggente il testo letterario, un po’ meno questa versione animata benché legittimi l’opera originale. Raro caso di un’anime a sfondo realistico che, nei primi episodi, riproduce un preciso momento storico del nostro paese, descritto da personaggi del tutto italiani.
L’incipit è inserito nell’affascinante e minuziosa ricostruzione della città di Genova, da parte degli animatori giapponesi. La serie “Cuore” (1981) e il film “Porco Rosso” (1992) mostrano simili riuscite ambientazioni.
La storia televisiva narra di Marco Rossi, bambino genovese che, alla fine del XIX sec., intraprende un interminabile e faticoso viaggio fino alle Ande con la sua scimmietta Peppino, per riabbracciare la madre espatriata in Argentina in cerca di fortuna. Dopo la partenza di costei, il conflitto fra il figlio e il padre, rimasto in città ad occuparsi di una clinica per indigenti, si accresce, anche per il repentino cessare delle missive da parte della madre, nel frattempo ammalatasi in terra straniera. Questi i presupposti che determineranno la fuga di Marco. Una non breve avventura irta di pericoli lo attende.
Benché sia trattata con cautela e in modo esiguo, non è tanto l’argomento “emigrazione”, il punto focale, ma una gamma di tematiche a più largo respiro, edificanti e vicine all’universalità, pertanto adatte al pubblico di ogni parte del mondo. Grandi protagoniste le vicende umane, condite da pathos, lacrime e buoni sentimenti i quali trionfano su ogni tipo di avversità, come la sopravvivenza agli stenti e alla miseria. Un inno alla solidarietà fra esseri umani, alla tenacia, alla forza interiore che infine compensa sempre. Esempio di come l’amore di un figlio possa giungere ovunque e donare a una madre rinnovata voglia di vivere e di ristabilirsi dalla sua malattia. Un ruolo considerevole ricopre anche il mare. Lunghe distanze di acqua dividono e allontanano i cuori e allo stesso tempo rappresentano un cammino, uno spazio da percorrere che porta una consolatrice fiducia nel ritrovare l’affetto perduto. Un mare che inizialmente separa, ma in seguito riavvicina e conduce per mano a un progressivo ricongiungimento familiare, inevitabile e felice.
“Haha wo tazunete sanzen ri” (Tremila miglia alla ricerca della mamma) è il titolo originale del serial, prodotto nel 1976 dalla Nippon Animation (progetto World Masterpiece Theater) in 52 episodi.
Al layout e alla supervisione delle scenografie troviamo un giovane Miyazaki che ricopre i medesimi ruoli affidatigli nel 1974 in “Heidi” anche stavolta sotto la regia dell’amico Isao Takahata. Dalla pastorella svizzera in avanti il regista firmerà la direzione di varie serie tratte da romanzi per ragazzi fra cui “Anna dai capelli rossi” (1979), a tutt’oggi il suo capolavoro televisivo. Intensa gavetta quella di Miyazaki al fianco di Takahata che lo porterà nel 1978 alla sua prima regia individuale con “Conan”. Lo stile grafico peculiare ed espressivo, a cura di Yoichi Kotabe, (Heidi), appare essenziale e pulito, per essere meglio riprodotto dai bambini, fascia a cui è prevalentemente dedicato l’anime. Degna di menzione la deliziosa grafica e l’animazione volutamente naïf della sigla di chiusura.
“Marco” arriva da noi nei primi anni ’80, importato dalla RAI in un’ottima edizione a cura di Aldo Grimaldi e fornito di una tipica e orecchiabile sigla di L. Alberelli e V. Tempera, eseguita dal consueto coro, questa volta sotto lo pseudonimo “Gli amici di Marco”. Prassi comune, all’epoca, usufruire di un complesso di voci per una sigla tv in RAI, vedi Ufo Robot, Anna o Harlock. Fra i capaci doppiatori ricordiamo Fabrizio Vidale (Marco), Cinzia De Carolis (Concetta), Oreste Baldini (Tonio), Susanna Fassetta (Violetta). Le vicissitudini di un bimbo italiano non attecchirono particolarmente sul pubblico dei più piccini, malgrado le evidenti qualità: regia, caratterizzazioni, fondali, animazione fluida. Il successo, alla stregua di altri prodotti simili, non arrivò e Marco fu scarsamente replicato, adombrato inoltre dalla varietà degli anime televisivi presenti in quel periodo, probabilmente di maggiore attrattiva per il pubblico.
In Portogallo, Spagna, Brasile, Venezuela, Colombia, Israele, Turchia, Cile è, al contrario, popolare e amato. Inediti nella nostra lingua sono i due lungometraggi. Il primo, del 1980, è un montaggio degli episodi tv mentre il secondo, del 1999, è un remake. Visto con gli occhi di adesso, l’anime televisivo di “Marco” è rivestito di un caldo e pregevole fascino retro. Un classico come nella migliore tradizione della Nippon Animation. Una piccola gemma da riscoprire indubbiamente.
MARCO
Titolo originale:
Haha wo tazunete sanzen ri
(Tremila miglia alla ricerca della mamma)
Autore: Edmondo De Amicis
Regia: Isao Takahata
Disegni: Hayao Miyazaki
Character designer: Yôichi Kotabe
Sceneggiatura:
Isaho Takahata, Seiji Okuda,
Yoshio Kuroda, Yoshiyuki Tomino
Direttore dell'animazione: Yôichi Kotabe
Direttore artistico: Takashi Mukuo
Produzione: Nippon Animation (1976)