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Vicky il vichingo

Schede Serie Animate

VICKY IL VICHINGO

Nel 1977, poco prima dell’arrivo di Goldrake e di Heidi, Rai 2 apre i cancelli al primo anime televisivo giapponese in assoluto, “Vicky il vichingo”.
Ben settantotto esilaranti episodi, di cui, inizialmente ne rimasero fuori una decina, realizzati sulla base dei racconti per bambini di Runer Jonsson (1916 – 2006), giornalista e romanziere svedese, apparsi anche in Italia a puntate verso la fine degli anni ’60 sulle pagine del “Corriere dei Piccoli”.
Trasmesso quasi in sordina, l’anime è una coproduzione nippo-tedesca della giapponese Zuiyo (in futuro, Nippon Animation) con la Taurus Film risalente al 1975 e narra le fantasiose avventure del piccolo Vicky, giovane e mingherlino vichingo, figlio di Halvar, capo del villaggio Flake, sullo sfondo di una antica e leggendaria Norvegia. Il brusco genitore solca i mari alla ricerca di bottini da recuperare. Il suo galeone con un equipaggio di vichinghi, uomini generalmente grossi e ottusi, ma non cattivi, incappa puntualmente in situazioni incredibilmente movimentate le quali troveranno soluzioni sempre brillanti e originali grazie agli ingegnosi piani dell’arguto e riflessivo Vicky. Contrariamente all’abituale brutalità risolutiva del popolo vichingo, Vicky raggiungerà il buon fine giocando d’astuzia e d’intelligenza, anziché impiegando unicamente la temerarietà fine a se stessa e la forza fisica (di cui comunque non sarebbe dotato), ottenendo così l’apprezzamento e l’affetto di tutti. Caratteristico il suo gesto di strofinarsi il naso, che prelude ogni volta l’idea geniale, in barba alle “rozze trovate” del papà Halvar sempre stupito dalle capacità del figlio.
Per non rimetterci le penne, la soluzione ottimale, dagli esiti spassosi e bizzarri, contemplerà così l’unione della mente di Vicky con la grossolana e pratica manualità della divertente ciurma. Queste due forze sono complementari tra loro perdendo efficacia separate.
Ne deriva che i muscoli non sono indispensabili per risolvere i problemi, e non servirebbero a nulla senza il supporto di un cervello funzionante sostenuto dalla cooperazione. Un valore, questo, attualissimo tutt’oggi, espresso in modo efficiente e spiritoso dalla simpatia di Vicky che, per questo suo ruolo, sottolineato anche dall’essere un bambino minuto, rischiava di risultare presuntuoso e antipatico.

“Vicky” è un’anime vivace e grintoso dove la violenza è praticamente assente. Il linguaggio è decisamente infantile ma in grado di non annoiare l’adulto con toni da commedia e spunti umoristici.
Eccellente prodotto fruibile anche dai ragazzini di oggi, educativo nel messaggio, dotato di un buon ritmo narrativo, simpatiche caratterizzazioni e musiche mai fuori luogo. Si serve, inoltre, di un’animazione godibile e una grafica poco convenzionale, sintetica eppure buffa di stampo europeo, provvista di un retrogusto giapponese che traspare, ad un occhio attento, da piccoli dettagli.
Dopo un lungo silenzio dall’ultima emissione su Canale 5 del 1981, la serie viene riportata alla luce da Mediaset nel 2003, fortunatamente senza riadattamenti o manipolazioni di alcun tipo, piuttosto integrata dei restanti episodi non doppiati all’epoca. Dal 2009 è in fase di rilancio: repliche su Hiro, edizione in DVD e un film dal vivo di Michael Herbig, prodotto in Germania e non ultima, dal 2010 una linea di prodotti surgelati della Tulip (cibo da vero vichingo!). Tutte operazioni che mirano a farlo conoscere alle nuove generazioni.
“Vicky”, a dispetto del valido riscontro italiano, ebbe forse la sfortuna di essere, di lì a poco, sbaragliato, dalla furia del robot Goldrake, dall’innocenza della pastorella Heidi, seguiti dalla prima massiccia invasione degli anime in Italia. Nuove serie, ricche d’innovazioni anche sul piano grafico, strizzavano l’occhio ad un target di adolescenti e di ragazze e segnarono la fortuna breve di Vicky.
Sulle prime, in Italia fu adoperata l’opening tedesca, successivamente tradotta e cantata nel 1981 da Alessandro Alessandroni e il suo coro, sotto il nome de “Gli Alessandroni” mantenendo la medesima base musicale. In commercio, fumetti, trasferelli, puzzles, libri cartonati e piccole miniature dei personaggi ma, misteriosamente, nessun 45 giri con incisa la sigla nostrana.
Nonostante questo percorso, “Vicky” diventò e resta tutt’oggi un prodotto per pochi, ma validissimo, che si è guadagnato un posto nel cuore e nella memoria dei giovani della cosiddetta “Goldrake generation” e dei nostalgici del cartoon semplice, genuino e caldo di un tempo. Restano nell’iconografia comune, i capelli lunghi e rossi di Vicky, la tipica nave vichinga, l’equipaggio ben caratterizzato e gli elmetti cornuti. Possibile accostare “Vicky” all’odierno noto manga e anime a sfondo piratesco “One Piece” da cui l’autore, Eiichiro Oda ha preso ispirazione per il tipo di ambientazioni ricche di situazioni corali e rocambolesche.
Speriamo che il rosso Vicky riesca ad uscire da questa nicchia e possa conquistare le nuove generazioni. Chissà che un primo incontro non possa anche avvenire per mezzo di una scatola di crocchette di pollo surgelate, magari acquistate da una mamma trenta - quarantenne che lo riconoscerà sulla confezione!

Fabio Cassella

VICKY IL VICHINGO
Titolo originale: Chiisana vicking Wicke (Wicke il piccolo vichingo)
Soggetto e romanzo originale: Runer Jonsson
Character designer:
Shuichi Seki
Musica: Christian Bruhn, Karel Swoboda
Regia: Hiroshi Saito
Produzione:
Taurus Film / Zuiyo Enterprise Co. / Fuji TV / ZDF / ORF (1974)


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